Bio è meglio?

Un consumatore informato, è un consumatore capace di scegliere consapevolmente gli alimenti che mette in tavola. Oggi la crescente domanda da parte dei clienti di prodotti biologici, ci invita a fare chiarezza sulle differenze che la scienza evidenzia tra gli alimenti biologici e quelli convenzionali.

Una pubblicazione del 2010 ha cercato di valutare le differenze nel contenuto di nutrienti tra alimenti biologici e convenzionali. Sono state studiate circa 162 pubblicazioni in merito a cibo biologico. La ricerca non ha mostrato grandi differenze in termini di qualità e di quantità di apporti nutritivi tra alimenti biologici e tradizionali. Le piccole differenze nel contenuto di nutrienti rilevate sono biologicamente accettabili e sono legati principalmente alle differenze nei metodi di produzione, infatti il contenuto di antiossidanti e di micronutrienti in frutta e verdura dipende da numerosi fattori: varietà, freschezza, latitudine, condizioni climatiche. Sono attualmente in fase esecutiva gli studi del progetto BIOPOMNutri portato avanti dall’ Università di Napoli, Cra Battipaglia, Anicav e Ssica per valutare i comportamenti di due diversi “sistemi” di coltivazione, uno biologico e l’altro convenzionale (lotta integrata) partendo dalla definizione qualitativa dei terreni alla caratterizzazione qualitativo-nutrizionale dei prodotti freschi, dalla trasformazione industriale alla caratterizzazione dei prodotti finiti. Uno studio inglese ha cercato poi, di tracciare una relazione tra consumo di alimenti biologici e riduzione del rischio alcuni tumori come il di sarcoma dei tessuti molli, il tumore al seno, linfoma non-Hodgkin coinvolgendo, attraverso un’indagine nazionale britannica, donne di mezza età. Le donne hanno riportato la frequenza di consumo di alimenti biologici e sono stati seguiti gli studi. In questa ampia analisi prospettica vi era poca o nessuna diminuzione dell'incidenza di cancro associato al consumo di alimenti biologici. Le uniche differenze emerse sono quelle relative alla riduzione di linfoma non Hodgkin, ma non sono state ritenute, dagli autori dello studio, statisticamente rilevanti. Ma quali sono allora le differenze tra un prodotto biologico e uno convenzionale? Il biologic migliora lo stato di salute? Biologico significa, oltre a non usare OGM, evitare per le coltivazioni fertilizzanti e diserbanti chimici, insetticidi di sintesi, e utilizzare solo sostanze naturali o prodotte da batteri; adottare la rotazione delle colture che rende il terreno fertile e protegge la biodiversità, allevare animali con alimentazione da pascolo o foraggi biologico senza uso di antibiotici e ormoni, sostanze chimiche di sintesi e senza modificazioni genetiche. Infatti il biologico non è riferito solo a frutta e verdura ma a molti altri prodotti: latte e derivati, miele, prodotti fermentati. Biologico perciò, significa anche, che nella fase di trasformazione dei prodotti, non sono utilizzati coloranti, conservanti e additivi di sintesi. Il latte biologico, in particolare, da uno studio recentissimo si è mostrato più ricco di acidi grassi omega tre. I fattori che influenzano la composizione del latte sono diversi ad esempio, la dieta, razza, e la fase di allattamento. Dunque, in questo analisi l’aumento di Ω3 risulterebbe un beneficio probabilmente connesso al tipo di alimentazione delle mucche che si nutrono di erba e non di mangimi. Aumento di sostanze che apportano benefici all’organismo nel latte biologico ma un dato che attualmente non si riscontra nella frutta e la verdura.

Biologico non sempre però, significa sostenibile per l’ambiente perché non sempre il biologico è locale. A volte per raggiungere la grande distribuzione il prodotto deve viaggiare per chilometri, diventa così difficile capire quanto sia sostenibile per l’ambiente una produzione biologica se poi l’impiego di carburante per il trasporto rappresenta un inquinante per l’ambiente. Un’ inchiesta del New York Times, infatti, ha mostrato il lato oscuro dei pomodori bio che ogni giorno finiscono nei negozi americani e che provengono dal deserto del Messico dove i pomodori sono coltivati, secondo il reportage, sfruttando manodopera locale, con metodi d’irrigazione intensiva che mettono a dura prova le riserve idriche. Questi pomodori devono poi percorrere migliaia di chilometri a bordo di camion e di aerei prima di raggiungere gli scaffali del supermercato. L’etichetta bio dunque, va letta oltre la mera attenzione ai nutrienti, piuttosto nei termini di sostenibilità ambientale. Tra l’altro secondo le indagini per il monitoraggio per quantizzare presenza di pesticidi negli alimenti in Europa, portati avanti a livello nazionale e internazionale dall’ Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), emerge che i campioni dei prodotti esaminati provenienti da agricoltura tradizionale, contengono livelli di residui chimici inferiori ai limiti ammessi dalla legge. Il concetto che ne viene fuori è che i prodotti convenzionali non assorbano significativamente le sostanze chimiche con cui vengono a contatto. Biologico quindi, non vuol dire scegliere un prodotto privo solo di sostanze chimiche e pesticidi, ma anche di produzione locale, per esempio proveniente da aziende agricole che lavorano con una filiera corta a chilometro zero e che magari utilizzano energia prodotta da fonti rinnovabili, per soddisfare i fabbisogni aziendali. Scegliere prodotti di agricoltura biologica, quindi, significa salvaguardare l’ambiente, il suolo e le acque.

Fonti:

  • “Invited review: Organic and conventionally produced milk- An evaluation of factors influencing milk composition”. Schwendel B et al.- J Dairy Sci. 2015
  • “Organic food consumption and the incidence of cancer in a large prospective study of women in the United Kingdom”. Bradbury K. et al -British Journal of Cancer 2014
  • SSICA - http://www.ssica.it/content/view/536/1/lang,it/ 2013
  • “The 2011 European Union Report on Pesticide Residues in Food”- European Food Safety Authority (EFSA) JOURNAL
  • “Organic Agriculture May Be Outgrowing Its Ideals”- David Agren- The New York Times dicembre 2011
  • “Nutritional quality of organic foods: a systematic review”. Dangour A. et al - Am J Clin Nutr. 2010
  • “Nutritional quality of organic versus conventional fruits, vegetables, and grains”. Worthington V. - J Altern Complement Med. 2001
dott.ssa Giuseppina Orefice

È nata ad Avellino il 21 febbraio 1986.
Ha conseguito la maturità presso il liceo classico "Giosuè Carducci di Nola", la laurea triennale in "BIOTECNOLOGIE PER LA SALUTE" nel 2008 e specialistica in "BIOTECNOLOGIE MEDICHE" nel 2010 presso l' Università degli Studi di Napoli "Federico II" a pieni voti.
Il MASTER conseguito in "Nutrizione Umana e Dietetica" le ha consentito di ampliare le sue competenze e conoscenze nell'ambito della nutrizione.
È iscritta all' albo dei biologi n. d'ordine 066806 sez A. Ha seguito con successo il corso di Alimentazione e Nutrizione pediatrica.
È coautrice di un articolo scientifico pubblicato su una rivista internazionale di grande rilievo consultabile on line al link: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23403136

Sito web: www.nutrizionistaorefice.it Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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